lunedì 25 febbraio 2013

Il terremoto di Santa Costanza del 25 febbraio 1695 nell'Asolano.

Venerdì 25 febbraio 1695, giorno di Santa Costanza, “nel levar del sole” (ore 5.30), si verificò nell’Asolano un fortissimo terremoto, il più forte mai registrato in Veneto.

Santa Costanza

Il “Giornale Storico Bolognese per l’anno MDCCXCV (1795)” ricorda che proprio cent’anni prima in quei luoghi « rovinarono più di 1400 case con parecchie vittime, più di 1200 case furono rese inagibili ».
Studi moderni hanno attribuito al terremoto un’intensità macrosismica prossima all’VIII grado della scala Mercalli, con punte di IX e X grado per l’epicentro tra Cavaso e Castelcucco. La magnitudo è invece stimata Mw 6.48.


Memorie del terremoto nei graffiti della Basilica di San Zeno a Verona

In queste località viene stimata una percentuale di distruzione totale a fundamentis (“dalle fondamenta”) pari rispettivamente al 77 e al 67 per cento: il che sta a significare che 7,7-6,7 edifici su 10 furono completamente distrutti.


Da altre notizie raccolte, risulta che, in tutto l'Asolano, furono completamente rase al suolo oltre 1700 abitazioni e che, nella sola Castelcies, dopo il primo giorno si contarono già 28 morti. I paesi maggiormente danneggiati furono Castelcucco (con il 67% delle abitazioni distrutte), Cavaso (con il 60%), Possagno (56%) e Pederobba (50%).


I cittadini di Cornuda ricordano da allora ogni anno questa circostanza, un voto per il terremoto del 1965 in cui molti furono i cornudesi scampati al pericolo.


A memoria di questo voto Giuseppe Corso, storico locale oramai scomparso riportava in "Cornuda nella sua vita religiosa e civile - Piccola Collezione Cornudese - Quaderno numero 18" scrive:
"A me basta ricordare che a richiamare a più mite consiglio gli animi, intervenne la peste del 1630 e il terremoto del 1965. A conseguenza di quel terremoto si ebbero <>. Da quell'anno, in seguito al voto emesso dal popolo, nel giorno di Santa Costanza, una processione accompagna la croce portata, di solito, da un coscritto dell'ultima leva a piedi nudi, in Rocca".